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Infermieri, parla Zega (Opi): «Nel Lazio ne mancano 7mila»

03/06/2022

Il presidente dell’Ordine Zega: «Tra pensionamenti e Pnrr serviranno altri 6000 infermieri. Altrimenti le nuove strutture rimarranno scatole vuote»

Il presidente dell’Ordine Zega: «Tra pensionamenti e Pnrr serviranno altri 6000 infermieri. Altrimenti le nuove strutture rimarranno scatole vuote»

«Nel Lazio mancano 7.000 infermieri»: è questo quanto dichiarato dal dal presidente dell’Opi - Ordine delle professioni infermieristiche di Roma, Maurizio Zega. Un numero destinato a crescere nei prossimi quattro anni quando, a causa dei pensionamenti, il fabbisogno crescerà fino a 11.000.

Inoltre, questa carenza è destinata ad aumentare entro il 2026. «Per la messa al terra del Pnrr serviranno altre 2.000 figure professionali, dal momento che dovrà esserci un infermiere di famiglia e comunità ogni tremila abitanti», ha sottolineato Zega. Se questo problema non dovesse essere risolto, le strutture previste saranno vuote e prive di risorse umane.

Il problema

Il problema affonda le radici verso la fine degli anni Novanta. Nel 1999, infatti, l’Oms fissò degli obiettivi, recepiti con leggi quadro, sugli ospedali flessibili e di prossimità. «Da allora non è mai stato fatto nulla. Ora lo schiaffo della pandemia ci ha fatto capire quanto siano importanti» precisa Zega. Ad esempio, nel Veneto, con le risorse necessarie, la gestione dell’emergenza Covid ha funzionato e ha fermato la diffusione del virus, nel 2020, prima della Lombardia che invece ne è carente.

«Peraltro la popolazione invecchia, e nei prossimi anni lo farà ancor più. Tanti infermieri ci segnalano che la maggior parte dei pazienti non dovrebbe essere nei dipartimenti di emergenza, perché potrebbe tranquillamente essere seguita a casa» ha affermato quindi Zega.

Il sovraffollamento dei pronto soccorso, infatti, è una criticità che è tornata a emergere ora che la pandemia sta lasciando un po' di respiro alla rete ospedaliera. Questo è dovuto anche a un gran numero di accessi inappropriati: «Magari il loro medico di medicina generale non c’è, quindi l’unica risposta possibile è il pronto soccorso» ha dichiarato Zega.

La carenza

Senza considerare che proprio il pronto soccorso è il luogo dove la carenza di infermieri si sente generalmente meno che in altri reparti, perché la medicina d’urgenza, in fase organizzativa del lavoro, viene tutelata a scapito di altri. Anche qui, tuttavia, i doppi turni sono costanti perché gli organici non abbondano.

Insomma, oltre ai 7.000 infermieri di cui attualmente si necessita, ne occorreranno altri 6.000 entro il 2026. Ecco perché formarsi in questo settore consentirebbe un immediato inserimento nel mondo del lavoro, specialmente per chi dispone di una laurea in scienze infermieristiche.

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